Optimierung der flankierenden Massnahmen in besonders betroffenen Gebieten
(15.3914)- Abstimmung
- RedetextJohann N. Schneider-Ammann(FDP.Die Liberalen)Schweiz
Frau Carobbio Guscetti fordert zwei Massnahmen. Erstens soll der Bundesrat aufgefordert werden, ein Indikatorensystem für die Risiken auf den kantonalen Arbeitsmärkten zu erarbeiten. Zweitens soll er Optimierungen für die flankierenden Massnahmen vorschlagen.
Das Kernanliegen der Motion ist es, den unterschiedlichen Situationen auf den regionalen Arbeitsmärkten Rechnung zu tragen. Wie macht man das? Der Vollzug dieser Massnahmen erfolgt dezentral in den Kantonen. Die kantonalen tripartiten Kommissionen prüfen das Einhalten der üblichen Lohn- und Arbeitsbedingungen. Der Bundesrat hat bereits im Jahr 2014 für sensible Branchen und Regionen die Möglichkeit geschaffen, die vom Bund mitfinanzierten Kontrollen zu erhöhen. Insbesondere die Grenzkantone Tessin und Genf haben diese Möglichkeit genutzt. Bei Bedarf können die tripartiten Kommissionen auch Massnahmen bei der Kantonsregierung beantragen, nämlich Normalarbeitsverträge mit Mindestlöhnen zu erlassen oder Gesamtarbeitsverträge erleichtert allgemeinverbindlich zu erklären.
Die tripartite Kommission des Bundes definiert jährlich Fokusbranchen, in denen die Kontrollintensität erhöht wird. In diesem Zusammenhang werden die Kantone auf regionale Probleme aufmerksam gemacht. Die Fokusbranchen werden gestützt auf statistische Daten, die Berichterstattung der Vollzugsorgane und die Hinweise der Sozialpartner festgelegt. Die Fokusbranchen weisen die Kantone auf sensible Bereiche hin, ohne jedoch die Flexibilität des Vollzugssystems einzuschränken. Der jährliche Bericht über den Vollzug der flankierenden Massnahmen zeigt denn auch, dass sich das bestehende System bewährt hat und die Massnahmen ihren Zweck erfüllen. Auf Bundesebene werden die flankierenden Massnahmen laufend optimiert.
Das Parlament hat im vergangenen Jahr Anpassungen bei den flankierenden Massnahmen beschlossen. Erstens sind hier die Sanktionen im Entsendegesetz zu nennen: maximal 30 000 Franken. Zweitens wurde die Verlängerung von befristeten Normalarbeitsverträgen mit zwingenden Mindestlöhnen im Obligationenrecht gesetzlich verankert. Drittens hat der Bundesrat kürzlich eine Änderung der Entsendeverordnung beschlossen. Damit wird die jährliche Mindestzahl der Kontrollen im Zusammenhang mit den flankierenden Massnahmen von 27 000 auf 35 000 erhöht. Viertens hat der Bundesrat dem Parlament am 30. August 2017 eine Botschaft zur Ratifizierung von zwei europäischen Übereinkommen unterbreitet. Fünftens soll mit der Ratifizierung der Übereinkommen die Zustellung von amtlichen Dokumenten ins Ausland im Rahmen des Vollzuges der flankierenden Massnahmen erleichtert werden. Sechstens, last, but not least, haben die Kantone und Sozialpartner auf der Ebene des Vollzugs zusammen mit dem Seco einen Aktionsplan zur Vollzugsverbesserung erarbeitet.
Das ist nicht nichts. Die Verwaltung arbeitet zusammen mit den Kantonen und den Sozialpartnern an der Umsetzung der dreizehn Massnahmen, von denen ich jetzt sechs aufgeführt habe. Ein zentrales Element des Aktionsplans ist die risikobasierte Kontrollstrategie der Vollzugsorgane. Kontrollen sollen gezielt dort erfolgen, wo Probleme vermutet werden. Der Bund unterstützt die Vollzugsorgane bei dieser Risikobeurteilung, indem er Daten und Analysen zur Verfügung stellt sowie Schulungen und Tagungen zum Erfahrungsaustausch organisiert. Das Vollzugssystem der flankierenden Massnahmen ist damit genügend flexibel, um gezielt auf regionale und kantonale Probleme reagieren zu können.
Fazit: Der Bund unterstützt die Vollzugsorgane in ihren Aufgaben. Eine erneute Anpassung des Systems wäre eine unnötige Einschränkung der Kantonsautonomie. Ein Indikatorensystem, das den Kantonen vorschreibt, wann sie Massnahmen zu ergreifen haben, ist überflüssig und würde ihre Autonomie unnötig einschränken.
Aus diesen Gründen beantragt Ihnen der Bundesrat die Ablehnung der Motion.
- RedetextMarina Carobbio Guscetti(Sozialdemokratische Partei)Schweiz
Con la mia mozione chiedo, come dice il titolo, di ottimizzare le misure collaterali o fiancheggiatrici nelle regioni dove è più presente il dumping salariale e dove la situazione sul mercato del lavoro è più difficile. In sostanza, chiedo di sottoporre al Parlamento la possibilità di attivare per un periodo limitato - e sottolineo la parola "limitato" - delle misure collaterali rinforzate. Chiedo in particolare di elaborare delle proposte sulla base di indicatori oggettivi che misurano la situazione sul mercato del lavoro e poi di rafforzare queste misure fiancheggiatrici o di accompagnamento, come dicevo prima, per un periodo limitato proprio in quei cantoni dove sulla base di questi indicatori la situazione sul mercato del lavoro è più difficile.
Questo non è un tema nuovo - prima abbiamo anche sentito la proposta avanzata in un postulato del collega Quadri che dimostra la necessità di avere più possibilità di intervento in diverse regioni o in alcuni cantoni della Svizzera, come per esempio nel mio. La mia è anche una proposta pragmatica, una proposta che tiene conto del federalismo: si agisce là dove la situazione è difficile, si agisce là dove è necessario, dove le condizioni sul mercato del lavoro sono più difficili - proprio perché le condizioni sul mercato del lavoro variano a dipendenza delle regioni della Svizzera.
Si tratterebbe quindi - se si vede che la situazione sul mercato del lavoro per quanto riguarda i salari o le condizioni del lavoro è più difficile - di dare per esempio la possibilità di conferire l'obbligatorietà generale attraverso una procedura agevolata. Perché? Perché le condizioni salariali e lavorative sono sicuramente riconducibili alla mancanza di salari minimi ma anche ad altre difficoltà per quanto riguarda la situazione sul lavoro. Quindi, assieme al salario minimo questo sarebbe un passo per migliorare questa situazione.
Mi sorprende quindi il parere negativo del Consiglio federale che rimanda ancora una volta alle possibilità che già esistono a livello cantonale rispettivamente alle possibilità che hanno le commissioni tripartite cantonali, citando il fatto che in diversi cantoni, come nel mio, sono già stati introdotti diversi contratti normali di lavoro. Ma proprio perché ci sono sempre più contratti normali di lavoro qualcosa in più, un passo in più va comunque fatto, soprattutto, come dicevo, alla luce della situazione innegabilmente difficile in certe regioni e in certi cantoni, come appunto nel canton Ticino, per il quale vorrei citare alcuni dati.
Nel mio cantone quasi un salariato su dieci percepisce uno stipendio inferiore ai 3460 franchi lordi - la soglia di reddito sotto la quale si è considerati poveri in base al diritto delle prestazioni complementari. Nel mio cantone, come dicevo prima, ci sono 16 contratti normali di lavoro che sono stati emessi dal cantone per contrastare il dumping salariale. E sempre nel mio cantone, i lavoratori temporanei ammontano [PAGE 1436] ad oltre 13 000 persone. Potrei continuare a snocciolare altri dati o altri indicatori ma mi fermo qui. Aggiungo solo che la situazione descritta non è solo quella del canton Ticino. Ci sono altri cantoni, penso per esempio a Neuchâtel o al canton Giura, che si trovano in una situazione simile e hanno portato avanti anche delle proposte di salario minimo.
Quindi, per tornare a questa mia richiesta avanzata nella mozione, in pratica si tratterebbe di avere questi indicatori. Il Consiglio federale dice che in parte li ha già. Quindi faccio fatica a capire perché respinge una proposta che mira ad utilizzare meglio questi indicatori, aumentando il raggio d'azione, ed a fare sì che là dove - sulla base di questi indicatori - la situazione risulta molto difficile possiamo rafforzare, per un periodo limitato, le misure collaterali. Se poi con il tempo la situazione migliora - certamente lo vogliamo tutti - non è necessario mantenere determinate disposizioni; ma intanto rafforziamo queste misure!
Si tratta di una proposta, a mio parere, minima, che può essere condivisa e che tiene conto, appunto, del federalismo. Se continuiamo a dire di riconoscere le difficoltà oggettive di certi cantoni e in particolare dei cantoni di frontiera come il mio, penso che sia giunta anche la necessità di finalmente agire con delle proposte concrete; non possiamo rimandare ancora una volta la palla ai cantoni.
Vi invito quindi a sostenere la mia mozione.
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