Roberta Pantani
- Party
- Lega dei Ticinesi
- Parliament
- Schweiz
- Electoral district
- Tessin
- Parliament page
- Official profile
- Gender
- Female
- Born
- 19. September 1965
- Wikidata
- Q3436801
- Source body
- CHE
- Source updated
- 05.08.2026
- Record updated
- 30.08.2026
- First imported
- 14.08.2025
- NeinSchweizInternationaler Strafgerichtshof. Änderung des Römer Statuts (Geschäft des Bundesrates)NationalratHerbstsession 2019 · 09.09.2019Result: 106 Yes · 57 No · 4 Abst. · 32 Absent
- NeinSchweizEinführung des automatischen Informationsaustauschs über Finanzkonten mit weiteren Partnerstaaten ab 2020/2021 (Geschäft des Bundesrates)NationalratHerbstsession 2019 · 09.09.2019Result: 124 Yes · 61 No · 1 Abst. · 13 Absent
- NeinSchweizResult: 91 Yes · 86 No · 2 Abst. · 20 Absent
- JaSchweizKVG. Zulassung von Leistungserbringern (Geschäft des Bundesrates)NationalratHerbstsession 2019 · 09.09.2019Result: 122 Yes · 49 No · 1 Abst. · 27 Absent
- JaSchweizSicherheit, Schutz und Dienstleistungen bei Fussballspielen und anderen Sportveranstaltungen. Übereinkommen des Europarats (Geschäft des Bundesrates)NationalratSommersession 2019 · 03.06.2019Result: 135 Yes · 56 No · 6 Abst. · 2 Absent
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- RedetextSchweiz
Die Erläuterungen des Bundesrates, die wir in der Botschaft finden, welche beantragt, diese Initiative abzulehnen, zeigen ein ideales Land, in dem alles perfekt ist. Die Realität ist aber anders. Seit der Einführung der Personenfreizügigkeit im Jahre 2002 sind mehr als 700[NB]000 Personen in die Schweiz eingewandert. Zur Erinnerung: Im Abstimmungsbüchlein schätzte damals der Bundesrat, mit der Einführung der Personenfreizügigkeit würden jährlich 8000 bis 10[NB]000 Personen in die Schweiz einwandern, doch bereits im ersten Jahr waren es doppelt so viele. Im Jahr 2002 - das war vor siebzehn Jahren - war die Situation in Europa ganz anders: Die EU bestand aus fünfzehn Ländern, und auch die wirtschaftliche Situation war nicht mit der heutigen vergleichbar. In den siebzehn Jahren hat sich Europa stark verändert. Einige EU-Länder würden heute - wenn sie es nur könnten - das Freizügigkeitsabkommen kündigen.
Die Regelungen des Abkommens sind heute für 28 Länder gültig. Diese befinden sich in unterschiedlichen wirtschaftlichen Situationen, durchlaufen unterschiedliche Entwicklungen, haben andere Kulturen, und leider herrscht in jedem Land eine unterschiedlich hohe Arbeitslosigkeit. Arbeitslosigkeit in der EU hat zur Folge, dass viele EU-Bürger in die Schweiz eingewandert sind - mehr, als wir nötig hatten. Das hatte einen Substitutionseffekt zur Folge. Viele Ansässige wurden und werden durch fremde Arbeitskräfte substituiert, und viele Arbeitslose sind bei der Sozialhilfe gelandet. Gemeinden und Kantone tragen leider die finanziellen Folgen dieses Effekts. Die flankierenden Massnahmen reichen nicht aus, und die Situation wird sich mit der Übernahme der Unionsbürgerrichtlinie bei einem Rahmenabkommen sicher noch verschlechtern.
Was bleibt uns nun? Dal 2002 le conseguenze della libera circolazione nel nostro paese hanno portato ad un lento e costante declino e peggioramento della situazione del mercato del lavoro in Svizzera - dumping salariale e effetto sostituzione sono alcune delle conseguenze. Per compensare questi squilibri abbiamo dovuto introdurre misure fiancheggiatrici, contratti normali di lavoro, un aumento dei limiti di imposizione IVA, controllo di salari, rispetto dei contratti e delle condizioni di lavoro. A chi giova tutto ciò? A sud della Svizzera, in canton Ticino, la situazione è peggiorata nel corso di questo decennio, complice anche la situazione economica al di là del confine, con una disoccupazione che raggiunge i numeri a due cifre.
Nell'annuario statistico del canton Ticino 2017 si legge che i frontalieri nel nostro cantone sono quasi 70[NB]000, su una popolazione di oltre 353[NB]000 persone. E cito: "Nel complesso, quindi, più di 4 occupati su 10 sono stranieri, un rapporto che a livello nazionale è più contenuto ... a causa essenzialmente del minor peso dei frontalieri. I frontalieri rappresentano il 27,1 per cento degli occupati su suolo cantonale." Il loro numero dal 1999 ad oggi non ha quasi mai cessato di crescere - 63[NB]500 il dato del secondo trimestre 2018. "Parallelamente si è pure esteso l'ambito d'impiego a rami economici non tradizionalmente legati al lavoro frontaliero, anche se industria, commercio, costruzioni, alberghi e ristoranti, sanità e assistenza sociale rimangono i datori di lavoro nettamente maggioritari."
Gravi sono le conseguenze sociali che questo tipo di migrazione sta portando alle nostre latitudini. I giovani formati nelle nostre scuole non trovano un posto di lavoro e le persone oltre 50 anni rischiano di essere lasciate a casa da un momento all'altro, ritrovandosi poi, una volta esaurita l'indennità di disoccupazione, a carico dell'aiuto sociale. Rendere flessibile fino a 70 anni l'età pensionabile, come propone ad esempio il PLR, ha il sapore di una barzelletta.
Dal 2007 al 2017 il numero di beneficiari in assistenza di origine europea in Svizzera è aumentato in media del 45 per cento, toccando la punta con i cittadini provenienti dalla Bulgaria che hanno fatto registrare un aumento del 253 per cento. Non si può più tollerare che la Svizzera sia il serbatoio dei senza lavoro d'Europa.
È giunto il momento di rinegoziare la libera circolazione delle persone e se è del caso disdirla. Se l'iniziativa popolare venisse accettato dal popolo, il Consiglio federale sarebbe incaricato di riaprire le trattative con l'Unione europea per trovare un accordo a vantaggio della Svizzera. Nel caso non ci riuscisse, ecco che l'accordo andrebbe disdetto entro 30 giorni.
L'accordo di libera circolazione è legato agli altri accordi del pacchetto dei Bilaterali I con una clausola ghigliottina. Ecco la paura del Consiglio federale: disdetto un accordo, anche gli altri verrebbero a cadere. Ma quali potrebbero essere davvero le conseguenze di tale clausola ghigliottina? Davvero l'Europa rischierebbe di perdere la Svizzera quale partner serio e affidabile lasciando perdere tutto? Non credo!
Alle souveränen Länder, auch jene, die allein schon aufgrund ihrer geografischen Lage ... (Interruzione della presidente: Signora Pantani, dovrebbe concludere!) Per tutte queste ragioni - la signora presidente mi interrompe - vi chiedo di voler sostenere la mia minoranza e raccomandare l'accettazione dell'iniziativa popolare. Dire di sì significa fare un grande passo per il futuro del nostro paese.
- RedetextSchweiz
Le due iniziative hanno titoli accattivanti ma anche fuorvianti. A tutti piacciono frutta e verdura biologiche, tutti ci lamentiamo per i prezzi di fragole e pomodori, tanto per fare un esempio, importati dall'estero, e ancora tutti ci battiamo per il sostegno alla nostra agricoltura e i nostri agricoltori, che grazie al loro duro lavoro ci permettono di consumare frutta e verdura svizzere.
Il Consiglio federale è perfettamente consapevole delle problematiche sollevate nelle due iniziative e si è già mosso per risolverle prevedendo pacchetti supplementari di misure nell'ambito della Politica agricola 2022.
L'iniziativa popolare "Acqua potabile pulita e cibo sano", che ha raccolto 113 979 firme, è stata definita controproducente e troppo radicale dall'Unione svizzera dei contadini, perché provocherebbe pesanti conseguenze economiche a breve termine per taluni settori e metterebbe in discussione e pericolo tutta l'agricoltura svizzera. I pescatori avrebbero invece preferito esprimersi su un controprogetto.
L'iniziativa chiede che i pagamenti diretti siano erogati soltanto alle aziende agricole che non impiegano pesticidi, non fanno uso profilattico di antibiotici nella detenzione degli animali e possono nutrire il loro effettivo di animali con il foraggio prodotto nell'azienda. Questo per garantire la qualità della nostra acqua potabile, la quale, va sottolineato, già oggi, senza alcun bisogno di questa iniziativa, è sostanzialmente elevata. Il controprogetto, stabilendo un termine transitorio di otto anni, propone tra l'altro che la Confederazione completi il reddito contadino con pagamenti diretti per remunerare in modo equo le prestazioni fornite a condizione della prova del rispetto delle condizioni ecologiche.
Se accettata, l'iniziativa porterebbe ripercussioni considerevoli e pregiudizievoli sull'agricoltura svizzera. La rinuncia a pesticidi e foraggio acquistato comporterebbe un calo della produzione in molte aziende aventi diritto ai pagamenti diretti. Vi sarebbe peraltro anche il rischio di un aumento dell'inquinamento ambientale dovuto all'intensivazione della produzione agricola per il fatto che sempre più aziende deciderebbero di uscire dal sistema di pagamenti diretti. Di conseguenza non dovrebbero più adempiere la prova che le esigenze ecologiche sono rispettate.
Le preoccupazioni dei pescatori per la quantità dei pesticidi nelle falde acquifere sono sicuramente condivisibili. Parlando a livello oggettivo, in Ticino la situazione è migliore rispetto al resto della Svizzera. I cantoni, in quanto responsabili dei corsi d'acqua e della fauna ittica, dovranno essere necessariamente in prima linea per garantire un'ottima qualità dell'acqua.
L'altra iniziativa, l'iniziativa popolare "per una Svizzera senza pesticidi sintetici", ha raccolto 121 307 firme. Chiede di vietare, anche qui, l'uso di pesticidi sintetici nella produzione agricola. Da vietare sarebbero altresì l'importazione di derrate alimentari contenenti pesticidi sintetici o per la cui produzione sono stati usati questi pesticidi.
In caso di accettazione dell'iniziativa, il margine di manovra della filiera agroalimentare sarebbe ridotto in maniera eccessiva. Vi sarebbero ripercussioni considerevoli e pregiudizievoli sulla produzione alimentare a livello nazionale, la quale sarebbe svantaggiata dalla rinuncia di pesticidi sintetici e di conseguenza diminuirebbe. Produzione, stoccaggio e trasformazione dei prodotti comporterebbero costi maggiori e rischi più alti dal profilo della sicurezza alimentare. Ricordiamoci che i prodotti fitosanitari sono già oggi utilizzati per proteggere le piante e i prodotti vegetali da parassiti e malattie e per eliminare le piante indesiderate.
La libertà di scelta dei consumatori sarebbe fortemente limitata per quanto riguarda il tipo di produzione di alimenti svizzeri ed esteri. Inoltre, si violerebbero gli accordi internazionali. Un divieto di importazione per le merci non ottenute con metodi di produzione indigeni non è infatti compatibile con gli accordi di libero scambio.
In sostanza, vietando l'utilizzo di pesticidi sintetici di cui fanno parte anche i prodotti per la disinfezione e la pulizia, sarebbe più difficile garantire l'igiene lungo l'intera filiera alimentare, perché verrebbero drasticamente limitate le possibilità di proteggere efficacemente le culture dagli organismi nocivi. Il risultato: la produzione indigena subirebbe un tracollo a causa del calo delle rese, delle perdite in termine di scorte di materie prime e di prodotti trasformati.
Bocciamo questa iniziativa! I contadini svizzeri, per rispondere ai bisogni della popolazione, da anni portano avanti un lavoro che si fonda sul rispetto della natura, concretizzando i diversi piani di azione e le strategie degli esperti e attuando anche progetti specifici. La produzione richiesta dagli autori dell'iniziativa presuppone una elevata quantità di terreni coltivabili in regioni propizie, cosa del tutto non realizzabile nella nostra piccola Svizzera.
Tuttavia, come ogni iniziativa popolare troppo radicale, il rischio che sia accettata dal popolo è alto - abbiamo già avuto degli esempi eclatanti. Perciò oggi è ragionevole proporre un controprogetto al fine di minimizzare i danni.
- RedetextKonsequenter Vollzug von LandesverweisungenNo. 18.3408Schweiz
La Commissione delle istituzioni politiche ha trattato quest'oggetto nella sua seduta del 21 febbraio e ha accolto la mozione con 17 voti contro 7.
La mozione presentata dal consigliere agli Stati Philipp Müller e accolta all'unanimità in Consiglio degli Stati il 19 settembre 2018 chiede al Consiglio federale di adeguare le disposizioni sull'espulsione giudiziaria eliminando gli attuali incentivi ad applicare la clausola dei casi di rigore per motivi di economia procedurale e a rinunciare quindi all'espulsione.
Il 1 ottobre 2016 sono entrate in vigore le nuove disposizioni sull'espulsione dei criminali stranieri, votate dal popolo svizzero nel 2010. Da questa data determinati reati elencati nel catalogo implicano un'espulsione giudiziaria obbligatoria da cui si può derogare soltanto in via eccezionale, applicando la cosiddetta clausola dei casi di rigore. L'espulsione giudiziaria dev'essere disposta dal giudice penale. La procedura del decreto di accusa è esclusa. Tuttavia nella prassi, la procedura del decreto di accusa è utilizzata quando si intende applicare la clausola dei casi di rigore per un reato contemplato dal catalogo e quindi rinunciare all'espulsione. Così facendo, si rischia di indebolire l'intenzione e la volontà del legislatore che permette la rinuncia all'espulsione soltanto - lo sottolineo - in casi eccezionali e non per meri pretesti di economia procedurale.
L'autore della mozione chiede che una possibile soluzione potrebbe ad esempio prevedere che i titolari di un permesso di soggiorno accusati di un reato contemplato dal catalogo debbano essere sempre giudicati da un giudice penale, a prescindere dal fatto che venga pronunciato l'espulsione giudiziaria o sia applicata la clausola dei casi di rigore. Invece nel caso di persone senza permesso di soggiorno, si potrebbe permettere di pronunciare l'espulsione anche nel quadro della procedura del decreto di accusa.
L'ufficio federale di statistica ha pubblicato il 4 giugno dell'anno scorso le prime cifre sulla nuova espulsione giudiziaria di stranieri che hanno commesso reati. La statistica si fonda su sentenze passate in giudicato nel 2017 e iscritte nel casellario giudiziale, ma che riguardano per lo più reati giudicati secondo il vecchio diritto.
Prima che le nuove disposizioni sull'espulsione giudiziaria obbligatoria avranno un impatto sul numero di sentenze, si dovrà aspettare verosimilmente ancora qualche anno. La consigliera federale Simonetta Sommaruga, responsabile fino alla fine del 2018 del Dipartimento federale di giustizia e polizia, durante il dibattito in Consiglio degli Stati ha detto:
"Man kann versuchen, mit solchen Fragen Politik zu machen, aber ich glaube, es ist unsere Verantwortung, auch der Bevölkerung, die ja abgestimmt hat, die vielleicht bestimmte Vorstellungen hat, einfach transparent zu sagen: Die neue Regelung für Ausschaffungen gilt erst für Fälle, die nach dem Oktober 2016 geschehen sind; dann werden sie aufgrund der neuen Gesetzgebung beurteilt, und das braucht seine Zeit.
Es war sicher schwierig, diese Zahlen jetzt schon in diesem Sommer zu kommunizieren. Aber ich glaube, mit dieser Motion können wir ein bisschen Ordnung schaffen, ein bisschen Ordnung in den Prozess hineinbringen. In diesem Sinne ist der Bundesrat bereit, die Motion umzusetzen." (AB 2018 S 703)
Si tratta quindi proprio di ordine e di responsabilità nei confronti del popolo svizzero, del legislatore, che ha deciso che gli autori di reati cittadini stranieri vadano espulsi dal nostro Paese.
Per questo motivo vi invito a seguire la decisione della Commissione delle istituzioni politiche la quale con 17 voti contro 7 propone di accogliere la mozione.
- RedetextSchweiz
L'iniziativa parlamentare di cui stiamo discutendo oggi vuole che chi ci rappresenta al livello più alto del nostro paese abbia unicamente la cittadinanza svizzera. In realtà stiamo discutendo di un argomento un po' paradossale, sembrerebbe logico, infatti, che chi viene eletto in Consiglio federale abbia solo il passaporto svizzero.
Il ruolo dei consiglieri e delle consigliere federali è legato in maniera stretta con gli interessi della Svizzera e della nostra sovranità. I consiglieri federali ci rappresentano a livello internazionale. Si tratta di una questione di trasparenza e credibilità nelle e verso le nostre istituzioni. Pensiamo a quello che può essere l'impatto durante le discussioni con un altro paese, se il nostro consigliere federale o la nostra consigliera federale avesse pure il passaporto, e quindi anche la cittadinanza, del suo interlocutore.
Il passaporto non è un mero pezzo di carta e non è neppure un documento da esibire a dipendenza di dove ci troviamo o di chi abbiamo di fronte. La cittadinanza e il passaporto sono un valore importante, sono la prova di appartenenza ad una nazione - appartenenza nel senso più alto del termine. Si difende il proprio paese, e in questo Parlamento il paese lo rappresentiamo noi. Sotto questa cupola il nostro compito è quello di lavorare per il nostro paese. Il consigliere federale o la consigliera federale è la persona che per mestiere deve difendere gli interessi della Svizzera. Che paese posso difendere, quindi, se di passaporti ne ho più di uno? Che paese posso rappresentare se ho la possibilità di essere eletto anche altrove?
Die Rolle der Bundesrätinnen und Bundesräte ist eng mit den Interessen der Schweiz und der nationalen Souveränität verbunden. Bundesräte und Bundesrätinnen vertreten die Schweiz auf internationaler Ebene. Deshalb ist es eine Sache von Loyalität und Vertrauen sowie von Glaubwürdigkeit vor allem gegenüber anderen Ländern. Was ich in den Unterlagen und in verschiedenen Dokumenten nicht gefunden habe und worauf ich auch in der Diskussion in der Kommission keine Antwort bekommen habe, ist die Frage, in welchen Ländern es Regierungsmitglieder mit einer doppelten Staatsbürgerschaft gibt. Es ist eine Sache von Opportunität, dass Bundesräte und Bundesrätinnen ausschliesslich die schweizerische Staatsbürgerschaft haben, und Opportunität ist eine ganz andere Sache als Opportunismus.
Credo che neppure dovremmo discutere di una cosa così ovvia. Ricordo che non stiamo discutendo di possedere o meno, in quanto membri del legislativo, uno o più passaporti. Questa è una scelta personale che avremo modo di discutere nell'ambito di un'altra iniziativa parlamentare. Stiamo discutendo del fatto che riteniamo giusto e giustificato che i consiglieri federali, dato il compito che hanno, abbiano unicamente il passaporto svizzero.
Per questo motivo vi prego di sostenere la mia proposta di minoranza e di dare seguito all'iniziativa parlamentare Chiesa.
- RedetextSchweiz
La presente iniziativa parlamentare vuole che gli interventi oggetto del nostro lavoro siano trattati di norma al più tardi un anno dopo essere stati presentati. Si parte dal concetto che gli interventi parlamentari depositati da ogni singolo deputato siano troppo numerosi e sia quindi necessario un limite, oltre ad una certa autodisciplina, affinché l'amministrazione non venga oberata di lavoro ritenuto spesso inutile e doppio. La soluzione passerebbe dalla riduzione della possibilità di ogni deputato di deporre atti parlamentari. L'autore dell'iniziativa arriva addirittura a formulare un limite di 16 atti possibili all'anno per ognuno di noi. In questo modo, così ci dice il collega Guhl, si limiterebbero oltre al numero complessivo degli interventi anche i costi amministrativi corrispondenti. Si afferma pure che i membri più attivi appesantiscano eccessivamente l'attività parlamentare.
L'iniziativa parlamentare di cui stiamo discutendo di fatto però non fa alcuna proposta su come poter regolare quello che si dice essere un problema. Nel suo intervento, che abbiamo appena sentito, il collega Guhl ha parlato di un "brainstorming" che avrebbe potuto essere fatto dalla commissione, ma di fatto non ci viene presentata nessuna proposta - quindi desideri molti ma fatti pochi!
La Commissione delle istituzioni politiche è quindi di tutt'altro avviso. Non è corretto parlare di termini da rispettare, di problemi nel rispondere, di accelerazioni delle procedure e dello spreco di tempo e di denaro. È il gioco della politica. Il nostro lavoro di parlamentari, a partire dalla base di questa carica, quindi anche a partire dal consigliere comunale, è quello sì di essere presenti alle sessioni, di partecipare alle riunioni di commissione e di gruppo, di allestire rapporti, di parlare dal pulpito, di prepararsi sugli oggetti in discussione, di essere pronti a rispondere alla stampa e tante altre cose ancora, ma è anche quello di presentare atti parlamentari su determinati temi.
Il lavoro dei parlamentari non deve quindi essere limitato. Devono essere lasciate loro la libertà e la possibilità di esprimersi e di interpellare l'esecutivo con il numero di interventi che ritengono necessari e con le modalità che più loro aggrada.
Per questi motivi, la Commissione delle istituzioni politiche, con 16 voti contro 8, propone di respingere l'iniziativa parlamentare Guhl e invita il Parlamento a fare altrettanto.
- InterpellationMitunterzeichner(-in)
- MotionBerichterstattung
- InterpellationMitunterzeichner(-in)
- InterpellationMitunterzeichner(-in)
- InterpellationMitunterzeichner(-in)
- StändigSchweiz
- Mitglied09.02.2016 – 01.12.2019
- Spezial
- RatNationalrat(NR)Schweiz
- Parlament (Legislativrat)30.11.2015 – 01.12.2019
- Parlament (Legislativrat)05.12.2011 – 29.11.2015
- StändigSchweiz
- Mitglied30.11.2015 – 01.12.2019
- Mitglied15.12.2011 – 29.11.2015
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