MC
lic. rer. pol.

Marco Chiesa

Actif
Union démocratique du centreGroupe V
SuisseTessin

Mandat
Parti
Union démocratique du centreSource: UDC
Groupe parlementaire
Groupe V
Parlement
Suisse
Circonscription
Tessin
Chambre / secteur
SR
Numéro de siège
14
Page du Parlement
Profil officiel
Personnel
Sexe
Homme
Né(e) le
10. Oktober 1974
Profession
Conseiller/ère
Langue
Italien
Contact
Adresse
Via delle Vigne 3
6977 Ruvigliana
Également actif au sein de
Conseil communal
Union démocratique du centreAncien
Grand Council
La DestraAncien
Références et source
Wikidata
Q21294613
Organe source
CHE
Source mise à jour
30.06.2026
Enregistrement mis à jour
06.07.2026
Premier import
14.08.2025
Comportement de vote(5954)
  1. Oui
    Vote sans titre
    Suisse
  2. Non
    Vote sans titre
    Suisse
  3. Abstention
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    Suisse
  4. Non
    Vote sans titre
    Suisse
  5. Non
    Vote sans titre
    Suisse
Intérêts(13)
Badges d'accès(2)
  • Lobbyiste
    Denti Franco Eugenio · Représentant/e de milieux intéressés
    30.09.2025 – 31.12.2199Suisse
    Ordine dei Medici del Canton Ticino
  • Invité/e
    Margaroli Milco
    30.09.2025 – 31.12.2199Suisse
Interventions(164)
  1. texte du discours
    Suisse

    Con la mia mozione desidero incaricare le autorità svizzere di controllare il casellario giudiziale del richiedente prima di concedere un permesso di dimora. In altre parole, prima di autorizzare una persona a stabilirsi nel nostro Paese dobbiamo sapere se è stata condannata per reati gravi nel Paese d'origine o in quello di provenienza. Non è forse ragionevole conoscere i precedenti penali di chi vuole vivere in Svizzera? Credo che la stragrande maggioranza della nostra popolazione risponderebbe di sì. Eppure, oggi non sempre accade. Non stiamo parlando di una misura straordinaria. Stiamo parlando di una regola elementare di prudenza.

    In materia di sicurezza, lo ripeto, in materia di sicurezza, l'ingenuità non è certo una virtù dello Stato. Se prendiamo in considerazione la prassi verso i Paesi terzi, quelli fuori dall'Unione europea, ai Cantoni è concessa un'ampia discrezionalità nell'esigere questo documento. Ne deriva però una situazione difficilmente giustificabile: alcuni Cantoni effettuano verifiche approfondite, altri adottano una prassi più permissiva - alcuni addirittura la definiscono lassista. La criminalità, lo sappiamo, non si ferma ai confini dei nostri Cantoni. Chi ottiene un permesso di dimora può trasferirsi abbastanza facilmente spostandosi da Cantone a Cantone. I precedenti penali sono uno dei principali indicatori del rischio di recidiva. Lo dice la criminologia e lo conferma l'esperienza delle autorità penali. Ignorare queste informazioni significa chiedere alle autorità migratorie di decidere quasi alla cieca.

    Il Consiglio federale sostiene che nel quadro della libera circolazione i controlli sistematici violerebbero gli accordi vigenti. Ma, caro Consigliere federale, l'accordo sulla libera circolazione non è un assegno in bianco per i delinquenti. Se vogliamo tutelare l'ordine pubblico e garantire la sicurezza, lo Stato deve disporre delle informazioni necessarie. L'argomentazione del Consiglio federale contiene una grave contraddizione di fondo. Da una parte, riconosce che i precedenti penali sono rilevanti e possono essere richiesti in presenza di sospetti concreti. Dall'altra, rifiuta di fornire alle autorità lo strumento principale che permetterebbe di individuare proprio questi indizi. Mi permetto quindi una domanda: come si può sospettare ciò che non si conosce? Come può un'autorità valutare il rischio se non dispone delle informazioni necessarie per identificarlo? In nessun altro ambito dello Stato accetteremmo un simile sterile ragionamento circolare, né nella lotta alla criminalità organizzata né nella prevenzione del terrorismo. Eppure, dovremmo accettarlo quando si tratta di decidere chi può stabilirsi nel nostro Paese. Nella realtà il sospetto emerge spesso soltanto dopo che il soggetto ha già commesso un nuovo reato in Svizzera. Ma a quel punto non stiamo più prevenendo, stiamo semplicemente constatando il danno. Non possiamo pretendere che siano le vittime a colmare le lacune informative delle nostre autorità. L'esperienza sul campo lo dimostra chiaramente: da oltre dieci anni il Ticino richiede sistematicamente il casellario giudiziale degli stranieri che domandano un permesso di dimora. E funziona. Non ha paralizzato l'amministrazione, non ha creato del caos burocratico, ha semplicemente consentito alle autorità di decidere con maggiore cognizione di causa. Recentemente un mafioso pregiudicato si è visto negare il permesso in Ticino, salvo poi ottenerlo in un altro Cantone. È la dimostrazione concreta che una politica di sicurezza frammentata non protegge nessuno.

    Nel frattempo, la criminalità registrata in Svizzera è aumentata del 30 per cento in soli cinque anni. Di fronte a questa evoluzione il compito dello Stato non è sperare che vada tutto bene, è ridurre i rischi quando dispone degli strumenti per farlo. Perché la prevenzione comincia dall'informazione, e uno Stato che rinuncia alle informazioni necessarie rinuncia anche a proteggere efficacemente i propri cittadini. Non possiamo aspettare che vi siano nuove vittime per scoprire ciò che avremmo potuto sapere ben prima.

    Per queste ragioni vi invito a sostenere la mozione.

  2. texte du discours
    Suisse

    "La Svizzera è neutrale. La sua neutralità è permanente e armata." Poche parole per un solido principio, un solo valore che dovrebbe essere chiaro, condiviso e indiscutibile. Eppure, la Conferenza di conciliazione, con 14 voti contro 12 non ha saputo accettare nemmeno questo. Ribadisco: nemmeno questo. Non è un dettaglio, non è una sfumatura, ma l'essenza stessa della nostra identità. Ciò che è stato cucinato a Berna è un segnale allarmante, è una deriva grave e preoccupante.

    "Die Schweiz ist neutral. Ihre Neutralität ist immerwährend und bewaffnet." Das bedeutet: Was über Generationen hinweg ein fester Grundsatz war, wird heute zunehmend infrage gestellt. Was einst quasi in Stein gemeisselt war, wird immer stärker aufgeweicht. Aber Neutralität ist ein Prinzip, das man nicht nach Belieben verbiegen oder strapazieren kann. Neutralität darf nicht nach Lust und Laune den wechselnden Umständen angepasst werden. Die Neutralität ist das Rückgrat der Schweiz. Wenn ein Land beginnt, an eigenen Werten zu zweifeln, dann ist das mehr als bedenklich. Es ist ein Alarmsignal.

    La Suisse est neutre. Sa neutralité est permanente et armée. Si nous ne sommes même pas capables de nous accorder sur une évidence aussi suisse, alors cette initiative populaire n'est plus qu'un exercice théorique. Ce n'est pas un caprice politique, c'est une nécessité, c'est une urgence. Cette initiative populaire sert à rétablir l'évidence et elle fixe des limites claires. Elle affirme sans ambiguïté que la neutralité suisse n'est pas négociable et qu'elle ne se plie pas aux circonstances, qu'elle ne fluctue pas au gré du vent.

    Colleghe e colleghi, vi pongo una domanda semplice ma decisiva: senza nemmeno sottoporre alla popolazione un controprogetto semplice, chiaro, profondamente svizzero, fondato su ciò che costituisce l'essenza stessa del nostro Paese, come possiamo pretendere di dare una raccomandazione di [PAGE 334] voto credibile al popolo? Con quale autorevolezza? Con quale coerenza? Se non siamo nemmeno in grado di accordarci su una definizione così elementare, come possiamo chiedere ai cittadini di fidarsi del nostro giudizio? Io credo che così non funzioni. Così non si rafforza la fiducia della popolazione e non si onora la democrazia diretta.

    Mit dem Diktat der Mehrheit im Nationalrat kann man dem Volk keine glaubwürdige Empfehlung geben. So darf ein Parlament nicht handeln. Wir dürfen eine solche Entscheidung, die nur von politischer Taktik geprägt ist, nicht akzeptieren. Indem die Mehrheit auf einen Gegenvorschlag verzichtet, sorgt sie dafür, dass auch in Zukunft keine Klarheit über die Ausrichtung unserer Werte möglich ist. Sie nimmt dem Volk die Möglichkeit, selbst zu einer minimalen Stärkung der Neutralität Stellung zu beziehen.

    La conclusione è chiara. Non possiamo avallare questa decisione, non possiamo rinunciare ai nostri valori, non possiamo accettare ambiguità su un principio così fondamentale. Dobbiamo quindi rifiutare la decisione, peraltro estremamente risicata, della Conferenza di conciliazione - non certo per ostinazione, ma per responsabilità. Perché quando i valori vacillano non si arretra, li si ristabiliscono.

    Oggi il nostro dovere è uno solo: ridare alla neutralità svizzera la sua forza, la sua chiarezza, la sua dignità, e soprattutto non dare al popolo raccomandazioni contrarie, quando non siamo nemmeno capaci qui a Berna di affermare ciò che la Svizzera è: la Svizzera è neutrale e la sua neutralità è permanente e armata.

  3. texte du discours
    Suisse

    Il controprogetto originale del Consiglio degli Stati ha almeno un merito: tenta di dare un minimo di sostanza e di orientamento. Ci sono due capoversi. Il primo definisce la neutralità come permanente e armata. Il secondo chiarisce che questa neutralità serve alla sicurezza, all'indipendenza e alla mediazione. Non è perfetto, ma tenta di dare un certo tipo di equilibrio e di uscire dall'ambiguità.

    Però mi rendo conto che siamo arrivati al momento di concentrare oggettivamente le forze su quello che unisce, in particolare il capoverso 1, dove la neutralità è definita come permanente e armata, e non su ciò che divide. Anche a nome del collega Germann ritiro la minoranza II, approvando evidentemente la minoranza I, della quale siamo cofirmatari.

  4. texte du discours
    Suisse

    Vorrei esprimermi sulla mozione Juillard in particolare, perché a mio modo di vedere nasce da un principio molto semplice, quello della responsabilità. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a manifestazioni che nulla avevano più a che fare con l'esercizio pacifico dei diritti democratici - penso in particolare agli episodi di Berna dell'11 ottobre, ma non solo. In diverse città svizzere abbiamo visto violenza, vandalismo, intimidazioni contro la popolazione civile, attacchi alla polizia e distruzione di beni pubblici e privati. Chi paga il conto di tutto questo? Lo pagano i cittadini, quindi i contribuenti. Perché quando una manifestazione degenera, servono centinaia di agenti, dispositivi di sicurezza straordinari, interventi di emergenza e ripristino dell'ordine pubblico. Tutto questo ha un costo molto elevato. Qui sta il punto politico: è giusto che la collettività paghi le violenze dei gruppi estremisti? È giusto che i cittadini finanzino la sicurezza di eventi organizzati senza responsabilità o di eventi addirittura deliberatamente provocatori? Francamente credo di no.

    La libertà di manifestare è un diritto fondamentale, ma la libertà comporta anche dei doveri. Chi organizza la manifestazione ha la responsabilità di garantirne anche il carattere pacifico, di rispettare le prescrizioni e di collaborare con le autorità. Se questo non avviene, se le manifestazioni diventano un terreno di scontro per gruppi violenti, allora è giusto che gli organizzatori si assumano almeno una parte delle conseguenze finanziarie. Non si tratta di limitare la libertà di manifestare, si tratta di difendere lo Stato di diritto. Perché oggi assistiamo troppo spesso a manifestazioni nelle quali piccoli gruppi radicali sequestrano la piazza, trasformano cortei in guerriglia urbana e poi scompaiono, lasciando dietro di sé danni e costi. Chi paga? Sempre lo Stato, sempre i cittadini. Questo non è accettabile.

    La mozione Juillard chiede semplicemente una cosa: una base legale federale che permette ai Cantoni e ai Comuni di far valere il principio di causalità. Chi crea un problema deve contribuire a coprire i costi causati. Il Consiglio federale sostiene che la competenza è cantonale. È vero, ma proprio perché le normative cantonali oggi sono così frammentate, disomogenee e facilmente contestabili, è necessario un quadro federale che dia sicurezza giuridica e rafforzi l'azione di un'autorità. Non si tratta di centralizzare la polizia. Si tratta di dare ai Cantoni uno strumento giuridico chiaro per difendere l'ordine pubblico.

    Lasciatemelo dire con chiarezza: lo Stato non può diventare il finanziatore involontario della violenza di strada. Chi manifesta pacificamente non ha nulla da temere. Chi invece utilizza le manifestazioni come pretesto per spaccare vetrine, aggredire la polizia o terrorizzare la popolazione deve sapere che non solo sarà perseguito penalmente, ma che le conseguenze avranno anche un costo. La libertà non è anarchia, la democrazia non è vandalismo, e la tolleranza dello Stato non deve trasformarsi in debolezza.

    Per questo motivo vi invito a sostenere la mozione Juillard per una semplice ragione di giustizia. Chi crea il problema deve assumersi la responsabilità di pagarne il prezzo, non i contribuenti svizzeri.

  5. texte du discours
    Suisse

    Il Consiglio nazionale, il 10 giugno del 2025, ha discusso questa mozione Buffat, partendo da una realtà che anche noi non possiamo ignorare. I numeri parlano chiaro: secondo la statistica criminale della polizia pubblicata dall'Ufficio federale di statistica, su 68[NB]267 infrazioni penali registrate, 5945 sono state commesse da richiedenti l'asilo. Queste cifre evidentemente non sono marginali. Non sono percezioni, sono fatti. E questi fatti pongono una domanda semplice: può la Svizzera concedere lo statuto d'asilo a chi chiede protezione e viola le nostre leggi? La risposta dovrebbe essere ovvia: chi chiede asilo, chiede protezione e non un lasciapassare per delinquere.

    La mozione Buffat non attacca il diritto d'asilo per le persone perbene. Non mette in discussione la nostra tradizione umanitaria. Fa qualcosa di molto più semplice: ristabilisce una regola primaria, elementare, di responsabilità. Chi chiede la protezione della Svizzera e allo stesso tempo viola le sue leggi non può pretendere di ottenere lo statuto d'asilo.

    Il Consiglio federale sostiene che gli strumenti giuridici esistono già. È vero, sulla carta. L'articolo 53 della legge sull'asilo esclude l'asilo quando una persona mette in pericolo la sicurezza della Svizzera o commette gravi reati. Ma nella pratica sappiamo bene che questi strumenti sono limitati e spesso insufficienti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: persone che chiedono asilo e che, mentre la procedura è in corso, commettono reati sul nostro territorio restano comunque in Svizzera, spesso perché il loro rinvio non è immediatamente possibile. Questo non è soltanto un problema giuridico, è un problema di credibilità dello Stato e di sicurezza della nostra popolazione. Perché quando lo Stato sembra tollerare la delinquenza da parte di chi chiede protezione, il messaggio che passa è devastante ed è che le regole valgano per alcuni ma non per tutti. E quando i cittadini cominciano a pensare così, la fiducia nelle istituzioni si sgretola.

    La mozione propone una soluzione chiara: chi ha commesso reati penali non ottiene lo statuto d'asilo. Se il rinvio non è possibile per motivi giuridici o umanitari potrà essere accordata un'ammissione provvisoria fino a quando l'allontanamento non sarà possibile. Nessuno verrà mandato in un Paese dove rischia torture o persecuzioni. Il principio di non respingimento, il cosiddetto "non-refoulement", resta pienamente rispettato. Ma una cosa deve essere chiara: la Svizzera non conferisce lo statuto di rifugiato a chi disprezza le sue leggi.

    C'è poi un altro aspetto che merita di essere affrontato con franchezza. Ogni volta che minimizziamo la criminalità di alcuni richiedenti l'asilo facciamo un enorme torto a quelli che rispettano le regole. Perché alimentiamo la sfiducia, perché alimentiamo il sospetto, perché mettiamo a rischio l'accettazione politica del diritto d'asilo stesso. In altre parole, la fermezza non indebolisce lo statuto d'asilo, lo salva.

    Il Consiglio federale ci parla di task force e di progetti pilota. Ma la popolazione non chiede nuove task force. Chiede coerenza, chiarezza e coraggio politico. Uno Stato serio non premia chi infrange le regole mentre chiede protezione. Uno Stato serio dice con determinazione che la Svizzera protegge chi è perseguitato, ma non tollera chi delinque. È una linea di buonsenso, una linea di giustizia, ed è una linea necessaria per difendere la credibilità del nostro sistema d'asilo. Per questo motivo vi chiedo con convinzione di sostenere la mozione Buffat.

Appartenances(58)

Images(3)

  • Version 1
    01.01.2025 – 31.12.2199
  • Version 1
    01.01.2025 – 22.02.2026
  • Version 2
    22.02.2026 – 31.12.2199

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