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lic. iur.

Lorenzo Quadri

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Lega dei TicinesiFraktion V
SchweizTessin

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126 Results
  1. Redetext
    Schweiz

    La presente mozione affronta una questione di buonsenso, di credibilità politica e di gestione responsabile delle finanze pubbliche. Senza voler citare singoli casi e persone che hanno avuto ampia eco mediatica e politica, è un fatto che negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita costante delle spese per consulenze esterne dell'amministrazione federale. Nel 2019 queste ammontavano a circa 150 milioni di franchi, nel 2023 hanno raggiunto quasi 184 milioni. Si tratta di una cifra considerevole che assume un significato ancora più rilevante se la si mette in relazione con un altro dato. Nello stesso periodo è continuato ad aumentare anche il numero dei collaboratori dell'amministrazione federale. In altre parole, crescono contemporaneamente sia il personale interno sia il ricorso ai consulenti esterni. È legittimo chiedersi se questa evoluzione sia sostenibile.

    La mozione propone una misura chiara: fissare un tetto massimo di 100 milioni di franchi all'anno per i mandati di consulenza esterni. Non si tratta quindi di vietare il ricorso a competenze specialistiche esterne. Nessuno mette in discussione il fatto che in determinati settori altamente tecnici o per esigenze temporanee l'amministrazione possa aver bisogno di conoscenze che non possiede al proprio interno. Ma la questione è un'altra. Oggi siamo confrontati con una situazione in cui la consulenza esterna non appare più come un'eccezione mirata bensì come uno strumento utilizzato in misura sempre più ampia e costosa. E questo proprio mentre l'amministrazione federale dispone di quasi 40 000 collaboratori e di numerosi quadri specialisti altamente qualificati e adeguatamente remunerati.

    Il Consiglio federale osserva che le consulenze possono risultare più convenienti rispetto a impieghi permanenti quando il fabbisogno è temporaneo. È possibile, ma questo non giustifica l'attuale livello di spesa. Un tetto di 100 milioni di franchi infatti un margine molto ampio per ricorrere a competenze esterne quando ciò è realmente necessario. La mozione chiede semplicemente di riportare queste spese entro limiti ragionevoli e compatibili con la situazione finanziaria della Confederazione e anche, mi permetto di dirlo, con la credibilità dell'amministrazione. Il Consiglio federale sostiene inoltre che una riduzione delle consulenze potrebbe comportare un aumento delle spese per il personale, ma questo ragionamento conferma proprio la necessità della mozione. Se un'attività è permanente e ricorrente, allora è logico che venga svolta internamente. Se invece è occasionale e limitata nel tempo, il ricorso a consulenze esterne rimane possibile anche con il tetto massimo proposto.

    Ciò che non appare giustificabile è la crescita simultanea di entrambe le voci di spesa.

    Infine, il Consiglio federale ritiene che i dipartimenti debbano poter decidere autonomamente come utilizzare i propri preventivi globali. L'autonomia gestionale è certamente importante, tuttavia essa non può significare assenza di priorità politiche o di limiti finanziari. Noi fissiamo regolarmente obiettivi, parametri e vincoli di spesa in numerosi settori dell'attività federale. Non vi è alcuna ragione per cui le consulenze esterne debbano essere sottratte a una riflessione analoga. Se chiediamo sacrifici e rigore nella gestione delle finanze pubbliche, dobbiamo essere coerenti. Le consulenze esterne rappresentano uno degli ambiti in cui è possibile ottenere risparmi concreti senza ridurre le prestazione ai cittadini e senza compromettere i compiti fondamentali dello Stato.

    Questa mozione non è una misura ideologica, è una richiesta di responsabilità, di trasparenza e di disciplina finanziaria e per queste ragioni invito a sostenerla.

  2. Redetext
    Schweiz

    La mozione nasce da una realtà che ormai conosciamo fin troppo bene. Anno dopo anno i premi dell'assicurazione malattia aumentano. E parliamo di una spesa obbligatoria, nessuno può scegliere di rinunciare all'assicurazione malattia di base. Nessuno quindi può decidere liberamente di sottrarsi a questo costo. Eppure, proprio una delle spese più importanti ed inevitabili che gravano sui bilanci delle economie domestiche continua a essere riconosciuta solo in misura limitata dal nostro sistema fiscale. La mozione propone quindi una misura semplice e concreta: consentire la deducibilità fiscale integrale dall'imposta federale diretta almeno dei costi dell'assicurazione malattia obbligatoria, sia per quanto riguarda i premi sia per quanto riguarda le partecipazioni ai costi. Si tratta di una misura di ovvia equità fiscale. Il Consiglio federale è tuttavia contrario alla mozione, ritenendo che una misura fiscale non sia lo strumento appropriato perché agirebbe sulle conseguenze e non sulle cause del problema.

    La mozione non pretende però di risolvere il problema dei costi della salute e questo non è nemmeno il suo obiettivo. Le misure volte a contenere la crescita dei costi sanitari sono necessarie e devono proseguire. Tuttavia, lo sappiamo tutti fin troppo bene, per ora da questo punto di vista non è successo un granché e non sto qui a indicarne i motivi. Intanto, senza sorpresa, anche per l'anno prossimo è già annunciato l'ennesimo aumento dei premi di cassa malati. Non vi è dunque alcuna contraddizione tra il contenimento dei costi e il sostegno fiscale ai contribuenti. Le due strategie sono complementari. Una agisce sulle cause strutturali, l'altra offre un sollievo immediato a chi oggi sopporta il peso finanziario dei premi.

    Una seconda obiezione del Consiglio federale riguarda il fatto che la misura favorirebbe principalmente redditi elevati. Questa è semplicemente un'invenzione. I redditi bassi beneficiano già, giustamente, dei sussidi per la riduzione dei premi. Il gruppo maggiormente sotto pressione è invece il ceto medio, quindi persone che guadagnano troppo per ricevere aiuti, ma non abbastanza per assorbire senza difficoltà aumenti annuali di centinaia o di migliaia di franchi.

    Sono proprio queste persone che negli ultimi anni hanno visto ridursi progressivamente il proprio margine finanziario. Questi cittadini, se sono in buone condizioni di salute, in genere scelgono le franchigie massime per risparmiare sui premi, senza peraltro consumarle nel corso dell'anno. Questo significa che pagano i premi per finanziare le cure degli altri e con le loro imposte finanziano i sussidi agli altri. Il principio della solidarietà però non può essere stiracchiato all'infinito. La deducibilità integrale dei premi rappresenterebbe quindi uno strumento mirato per correggere una situazione che penalizza sempre più una fascia larga della popolazione.

    Ricordo infine che il 28 settembre del 2025 il popolo ticinese ha approvato, con ben il 60,5 per cento dei voti, un'iniziativa popolare della Lega dei ticinesi che chiede la deducibilità fiscale integrale dei premi di cassa malati, non solo quelli dell'assicurazione LAMal, come richiesto da questa mozione, ma anche delle complementari. Si tratta di un segnale politico chiaro a sostegno di misure che siano anche di tipo fiscale.

    Per queste ragioni vi invito a sostenere la mozione.

  3. Redetext
    Schweiz

    Oggi discutiamo l'iniziativa popolare "Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)" e il controprogetto del Consiglio federale. Ritengo che il nostro Parlamento debba cogliere questa occasione per correggere un errore strategico che risale a quindici anni fa. Nel 2011, sull'onda emotiva del disastro di Fukushima, il Consiglio federale decise l'uscita dal nucleare, una decisione dettata più dalla reazione del momento che da una valutazione razionale degli interessi a lungo termine del nostro Paese. Quella scelta venne poi confermata nel 2017 nella votazione popolare sulla strategia energetica 2050, una votazione però inficiata da indicazioni palesemente sbagliate da parte del Consiglio federale nelle istruzioni ufficiali.

    Da allora, tuttavia, il mondo è profondamente cambiato. Le guerre in Ucraina e Medio Oriente hanno dimostrato quanto la sicurezza dell'approvvigionamento energetico sia un elemento essenziale della sovranità nazionale. La dipendenza dall'estero, Unione europea ovviamente inclusa, comporta rischi politici, economici e strategici che non possiamo ignorare. La soluzione non può essere rendersi dipendenti e quindi sempre più ricattabili da parte dell'Unione europea.

    Oggi tutti riconoscono che la Svizzera deve rafforzare il proprio autoapprovvigionamento elettrico e, in quest'ottica, appare difficile giudicare il mantenimento di un divieto tecnologico che riguarda una fonte energetica che fornisce ancora circa un terzo della produzione nazionale di corrente. Va sottolineato un punto importante: approvare il controprogetto non significa costruire domani una nuova centrale nucleare. Non esistono oggi progetti concreti in questo senso. La questione in discussione è molto più semplice. Si tratta di eliminare un divieto e lasciare aperte tutte le opzioni per il futuro. In altre parole, non stiamo decidendo di costruire una centrale nucleare, stiamo decidendo se sia ragionevole evitarne per legge la costruzione nei secoli dei secoli, indipendentemente dalle necessità future del Paese.

    Il fabbisogno di elettricità è destinato ad aumentare: mobilità elettrica, pompe di calore, digitalizzazione, intelligenza artificiale e soprattutto l'immigrazione incontrollata richiederanno quantità sempre maggiori di energia. Pretendere di rinunciare contemporaneamente ai combustibili fossili e al nucleare senza compromettere la sicurezza d'approvvigionamento è a dir poco irrealistico. Nasce il sospetto che qualcuno a sinistra voglia porre le condizioni per una penuria di corrente per portare avanti la propria agenda politica fatta di obblighi, divieti, imposizioni, tasse e limitazioni.

    Le energie rinnovabili devono continuare a svilupparsi, certo, ma da sole non sono e non saranno in grado di garantire una produzione sufficiente e costante durante tutto l'anno. Una cosa non esclude l'altra. Sostenere il nucleare non significa essere contrari alle rinnovabili, significa adottare un approccio pragmatico e diversificato. Secondo l'Analisi nazionale dei rischi Casus-2025 una grave penuria di elettricità figura tra le principali minacce per la Svizzera. Un deficit di approvvigionamento del 30 per cento durante il periodo invernale potrebbe provocare danni economici nell'ordine di un miliardo di franchi al giorno. Di fronte a simili prospettive, mantenere un divieto puramente ideologico non è responsabile. Perfino la presidente della Commissione europea, la signora Ursula von der Leyen, ha definito l'abbandono del nucleare da parte del Vecchio Continente un errore strategico.

    Vi è poi la dimensione economica e industriale. Lo sviluppo delle nuove tecnologie nucleari offre opportunità interessanti alle piccole e medie imprese svizzere attive in settori ad alto contenuto tecnologico. Quanto alle obiezioni tradizionali, va ricordato che le centrali di nuova generazione producono quantitativi di scorie inferiori rispetto al passato. E a chi parla di dipendenza dall'estero per l'uranio dovrebbe poi riconoscere che il solare dipende ancora più fortemente da componenti provenienti dall'estero, in particolare dalla Cina.

    La questione odierna non è se la Svizzera debba costruire una centrale nucleare domani mattina, la questione è se abbia senso continuare a vietare una tecnologia di cui avremo ancora bisogno in futuro. Ritengo pertanto che sia giunto il momento di superare i tabù ideologici e di sostenere sia l'iniziativa che il controprogetto.

  4. Redetext
    Schweiz

    La mozione nasce da una constatazione semplice. L'amministrazione federale continua a crescere, così come continuano a crescere i costi che essa genera. Oggi la Confederazione impiega quasi 40 000 collaboratrici e collaboratori equivalenti a tempo pieno per un costo annuale che si aggira attorno a 6 miliardi di franchi. Rispetto a dieci anni fa, gli effettivi sono aumentati di circa 4000 unità. A ciò si aggiungono circa 180 milioni di franchi spesi ogni anno per consulenze e mandati esterni.

    Naturalmente, nessuno mette in discussione il fatto che lo Stato debba poter svolgere i compiti che gli sono affidati. Tuttavia, proprio perché gestiamo risorse pubbliche, il denaro dei contribuenti, abbiamo anche il dovere di verificare costantemente se l'organizzazione dell'amministrazione sia efficiente, moderna e orientata al contenimento dei costi. La mozione si inserisce in quest'ottica.

    Die Forderung ist pragmatisch und vernünftig. Sie richtet sich weder auf den Abbau wesentlicher Dienstleistungen noch auf die Beeinträchtigung der Qualität der Leistungen der Bundesverwaltung. Sie verlangt lediglich, zu prüfen, ob Funktionen, die heute in den verschiedenen Departementen mehrfach bestehen, stärker zentralisiert werden können. Dabei denke ich etwa an die Finanzdienste, das Personalwesen, die Übersetzungsdienste, den IT-Support sowie weitere Querschnittaufgaben. In diesen Bereichen kann die organisatorische Zersplitterung zu Doppelspurigkeiten, unterschiedlichen Verfahren, zusätzlichen Verwaltungskosten und insgesamt zu geringerer Effizienz führen. Sofern keine föderalistischen Gründe oder die Notwendigkeit bestehen, Bundesarbeitsplätze in Randregionen zu erhalten, ist es legitim, zu prüfen, ob gewisse Aufgaben koordinierter und zentralisierter wahrgenommen werden können.

    Le economie di scala che potrebbero derivarne sono evidenti. Una maggiore concentrazione delle competenze permetterebbe di ridurre le ridondanze, armonizzare i processi, migliorare la qualità dei servizi e contenere la crescita dei costi amministrativi.

    È significativo che anche il Consiglio federale condivida l'obiettivo perseguito dalla mozione e proponga di accoglierla - credo che sia la prima volta che accade da quando siedo in questo Parlamento. Nella sua presa di posizione, l'esecutivo ricorda che nell'ambito del pacchetto di sgravio 27, ha già deciso diverse misure di centralizzazione nei settori delle finanze, dell'informatica, del personale, degli acquisti e delle traduzioni. La maggior parte di queste misure sarà attuata entro il 2028. Questo sostegno dimostra che la mozione non propone una rivoluzione amministrativa, bensì una direzione di lavoro concreta e in parte già avviata.

    Con l'approvazione della mozione il Parlamento confermerebbe la volontà di proseguire su questa strada incoraggiando il Consiglio federale a sfruttare in modo sistematico le opportunità di razionalizzazione compatibili con il principio federale.

    Osservo che può opporsi a questa mozione solo chi sostiene l'esplosione incontrollata dello Stato e della burocrazia, magari da gestire come una forma di piano occupazionale con tutte le conseguenze del caso, non solo dal profilo dei costi, ma anche delle libertà dei cittadini. Ricordo che dal 2006 in Svizzera il totale dei posti di lavoro è aumentato di 930 000 equivalenti a tempo pieno. L'aumento è imputabile per il 10 per cento all'industria, per il 43 per cento ai fornitori di servizi privati e per il 47 per cento allo Stato. Dall'entrata in vigore della libera circolazione delle persone il numero dei dipendenti pubblici è aumentato di 470 000 unità a tempo pieno, quello dei lavoratori nel privato di 522 000. In pratica questo significa che per ogni impiego privato è stato creato un posto statale o parastatale. Contrastare una tendenza del genere mi pare una necessità.

    Per queste ragioni vi invito a sostenere la mozione.

  5. Redetext
    Schweiz

    Um eine ausreichende Anzahl an Kontrollschildern zu gewährleisten, wird es daher in naher Zukunft unvermeidlich sein, auf alphanumerische Kombinationen umzusteigen. Diese Anpassung bietet gleichzeitig eine Chance, nämlich die Einführung personalisierter Kontrollschilder. Diese Möglichkeit sollte selbstverständlich allen Kantonen offen stehen - unabhängig vom Stand ihrer numerischen Kombinationen. Bereits heute ist das Interesse an besonderen Kontrollschildern in der Schweiz stark verankert.

    Es wird daher in naher Zukunft unvermeidlich sein, auf alphanumerische Kombinationen umzusteigen, um eine ausreichende Anzahl an Kontrollschildern zu gewährleisten. Diese Anpassung bietet gleichzeitig eine Chance, nämlich die Einführung personalisierter Kontrollschilder. Diese Möglichkeit sollte selbstverständlich allen Kantonen offenstehen, unabhängig vom Stand ihrer numerischen Kombinationen. Schon heute ist das Interesse an besonderen Kontrollschildern in der Schweiz stark verankert. Viele Kantone versteigern besonders begehrte Nummern und erzielen dabei oft beträchtliche Einnahmen. Es ist daher naheliegend, anzunehmen, dass personalisierte Kontrollschilder, etwa mit Namen, Abkürzungen oder Wörtern, auf mindestens ebenso grosses wenn nicht sogar grösseres Interesse stossen würden.

    Per quanto riguarda i necessari limiti, nulla impedisce di adottare un approccio prudente. Si potrebbe delegare ai Cantoni il controllo delle combinazioni affiancato da un divieto generale a livello federale per i contenuti contrari ai buoni costumi o discriminatori.

    Ricordo che la mozione è stata depositata nell'aprile del 2024. In agosto, il Consiglio federale, nel suo parere, aveva indicato che l'Ufficio federale delle strade (USTRA) stava valutando diverse opzioni tra cui proprio l'introduzione delle targhe personalizzate.

    Toutefois, en octobre 2024, l'OFROU a décidé d'interrompre le projet, en invoquant des raisons de coûts et de complexité, et a opté à la place pour une extension à sept chiffres. Les médias de tout le pays en ont fait état. La décision de l'OFROU suscite des interrogations. Elle implique en effet de renoncer à une opportunité concrète, tant en matière de modernisation du système que de recettes pour les cantons.

    Il mio Cantone, il Ticino, ha espresso pubblicamente la propria contrarietà a questa scelta, adottata peraltro senza un adeguato coinvolgimento delle autorità cantonali. Infatti, l'esperienza dimostra che la vendita di targhe può generare introiti rilevanti. Basti pensare alla recente aggiudicazione della targa "SO 1" per 390 000 franchi, dopo che il precedente record era stato stabilito dalla "ZH 24" battuta a 299 000 franchi.

    Alla luce di queste considerazioni, vi invito ad accogliere la mozione affinché l'USTRA riprenda il progetto relativo alle targhe personalizzate impropriamente abbandonato.

Data: OpenParlData · CC BY 4.0