È il caso che la Svizzera esamini le ripercussioni dell'imposta minima dell'OCSE
(25.3986)- Tipo
- Postulato
- Stato
- Trasmesso al Consiglio federale
- Parlamento
- Svizzera
- Numero
- 25.3986
- Inizio
- 10 set 2025
- Fonte ufficiale
- Profilo ufficiale
- ID esterno
- 20253986
- Raphaël MahaimI Verdi
- Finanzdepartement
- Daniela SchneebergerPLR.I Liberali Radicali
- FDP-Liberale Fraktion
- Nationalrat
- AdozioneConsiglio nazionale
- Trasmesso al Consiglio federale
- Pianificato nel Consiglio nazionale
- Controverso. Discussione rinviata
- La dichiarazione sull’intervento è disponibile
- Titolo dell'oggettoÈ il caso che la Svizzera esamini le ripercussioni dell'imposta minima dell'OCSE
- Risposta del CF / Ufficio
Un’applicazione dell’imposizione minima conforme all’OCSE, considerato lo stato corrente di attuazione a livello internazionale, rimane comunque nell’interesse della Svizzera e delle sue imprese. Il Consiglio federale approfondirà le questioni sollevate nel presente postulato già nel progetto da porre in consultazione relativo alla trasposizione in una legge dell’ordinanza sull’imposizione minima (RS 642.161), prima di sottoporre al Parlamento un messaggio entro la fine del 2029. Ritiene pertanto superflua la redazione di un rapporto ad hoc e raccomanda dunque di accogliere il postulato.
Il Consiglio federale propone di accogliere il postulato. - Testo depositato
Il Consiglio federale è incaricato di illustrare in un rapporto:
- gli effetti economici, fiscali e politici che l’introduzione dell’imposta minima dell’OCSE ha prodotto finora in Svizzera;
- il grado di successo e di efficienza raggiunto nell’attuazione di tale imposta, in particolare rispetto ad altri Stati dell’OCSE / dell’UE;
- le difficoltà incontrate da Confederazione, Cantoni e imprese attuandola nella prassi;
- se i dibattiti in corso al G7 e la rinuncia all’imposta da parte di Stati economicamente rilevanti possano costituire i presupposti per un’abolizione della stessa e in che modo ciò potrebbe avvenire.
- Motivazione
La Svizzera ha introdotto l’imposta minima dell’OCSE pensando che molti altri Paesi avrebbero fatto lo stesso. Questo però non è successo. Dal momento che il governo statunitense in carica ignora bellamente gli accordi internazionali, è poco probabile che altri Stati la introducano.
Tutto ciò è sconcertante, perché l’imposta minima dell’OCSE limita in modo considerevole l’autonomia fiscale della Svizzera e impone ulteriori oneri alle imprese. La regolamentazione è stata introdotta su pressione internazionale, senza che si conoscessero bene quali effetti avrebbe prodotto. Attualmente la Svizzera dovrebbe mettere in conto che, se dovesse abolire l’imposta minima dell’OCSE, altri Stati sottrarrebbero perlomeno una parte del substrato fiscale. Se invece la Svizzera la manterrà, a medio termine sussisterebbe il rischio che gli investimenti migrino altrove, la dinamica economica rallenti e la competitività del nostro sistema fiscale risulti indebolita.
Il Consiglio federale deve quindi esaminare con spirito critico le ripercussioni dell’imposta minima dell’OCSE e renderle note. Solo così sarà possibile valutare se, con questa regolamentazione, la Svizzera otterrà realmente dei vantaggi o se saranno necessari adeguamenti per proteggere e rafforzare la piazza economica.
Dati: OpenParlData · CC BY 4.0