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Dr. iur.

Giovanni Merlini

Anteriur commember
FDP.Die Liberalen
Grosser RatTessin

Mandat
Partida
FDP.Die LiberalenFuntauna: PLR
Circul electoral
Tessin
Pagina dal parlament
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Persunal
Schlattaina
Masculin
Naschì
27. Mai 1962
Professiun
Avvocato e notaio
Lingua
Talian
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Adressa
Minusio
Er activ en
Schweiz
FDP.Die Liberalen· TessinAnteriur
Referenzas & funtauna
Wikidata
Q29044353
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TI
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11.09.2026
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14.08.2025
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Discurs(96)
  1. Redetext
    Schweiz

    Lo scorso 28 agosto la vostra commissione, dopo essere entrata in materia senza alcuna opposizione, ha esaminato il messaggio del Consiglio federale concernente la ratifica delle modifiche del 14 dicembre 2017 dello Statuto di Roma che riguarda la Corte penale internazionale, decidendo di raccomandarvi con 19 voti favorevoli, nessun contrario e 5 astensioni l'approvazione del relativo disegno di decreto federale.

    Scopo del progetto è di contrastare l'impunità di strumenti devastanti in guerra, codificando l'estensione della competenza della Corte penale internazionale di giudicare in quanto crimine di guerra anche l'uso delle seguenti tre categorie di armi: la prima categoria concerne le armi biologiche, la seconda le mine antiuomo, armi che feriscono mediante schegge non rilevabili ai raggi X, e la terza le armi laser accecanti. In effetti, il 14 dicembre 2017 l'Assemblea degli Stati membri dello Statuto di Roma si è pronunciata in favore di questa estensione della competenza giurisdizionale della Corte.

    Per il nostro paese tale modifica non comporta un'ulteriore necessità di agire a livello legislativo, poiché il nostro Parlamento ha già provveduto nel 2011 ad introdurre la punibilità dell'uso di queste armi particolarmente pericolose. Attraverso questa ragionevole estensione della competenza giurisdizionale della Corte si rafforza dunque la giustizia penale internazionale in relazione al perseguimento e alla repressione dei crimini di guerra. La Svizzera, ratificando le relative modifiche dello Statuto di Roma, altro non fa che fornire il suo contributo alla prevenzione di tali reati, tutelando meglio i civili e militi coinvolti in azioni belliche.

    Considerato infine che l'uso di simili armi è punibile anche secondo il diritto internazionale umanitario, al cui sviluppo ha contribuito pure il nostro paese con la sua neutralità attiva e attenta alla promozione dei diritti umani, non vi è alcun serio motivo per opporsi alla ratifica delle modifiche in discussione. L'adozione delle presenti modifiche può quindi solo rafforzare la buona reputazione internazionale del nostro paese nel concerto delle nazioni che si adoperano per prevenire crudeltà esecrabili e inutili in caso di conflitti bellici.

    Pertanto, a nome della commissione, vi chiedo di entrare in materia e di adottare il relativo disegno di decreto federale.

  2. Redetext
    Schweiz

    Il 54 per cento dei lavoratori immigrati dall'area UE/AELS ha una formazione terziaria, rispetto al 39 per cento degli svizzeri. La libera circolazione ha quindi un ruolo rilevante nel soddisfare la forte domanda di lavoratori ben formati, agevolando così i cambiamenti strutturali sul mercato del lavoro verso un'economia ad alto valore aggiunto. La rimanente percentuale di lavoratori poco o meno qualificati provenienti sempre dall'UE/AELS copre invece la domanda di manodopera in relazione ad attività ausiliarie o comunque con minori requisiti in tema di qualifiche. In generale la libera circolazione non ha comportato a livello nazionale problemi di inserimento professionale dei residenti, tant'è che il tasso di disoccupazione SECO nel 2018 è ancora diminuito dal 3,2 al 2,6 per cento e quello ILO dal 4,8 al 4,7 per cento.

    Non vanno tuttavia trascurati gli aspetti critici che impongono un giudizio sfumato della libera circolazione. Il primo concerne l'effetto di sostituzione del personale residente altamente qualificato esercitato dalla pressione migratoria; il secondo riguarda l'aumento del rischio di disoccupazione sia degli stranieri residenti in Svizzera sia dei cittadini svizzeri poco qualificati. Entrambi i fenomeni sono anch'essi stati documentati da studi scientifici. Sono quindi indispensabili le misure attive per l'integrazione o la reintegrazione professionale attraverso corsi di formazione e di formazione continua nonché i provvedimenti per il reinserimento di disoccupati difficilmente collocabili, in particolare quelli più anziani che hanno esaurito il diritto all'indennità come pure per determinati gruppi di stranieri.

    È quindi da salutare favorevolmente il recente pacchetto di sette misure varato dal Consiglio federale per promuovere meglio il potenziale della manodopera già presente nel nostro Paese, in particolare quelle che mirano da una parte a rafforzare la competitività dei lavoratori più anziani e dall'altra a garantire prestazioni transitorie a copertura del fabbisogno vitale fino al pensionamento degli ultrasessantenni che hanno esaurito le indennità di disoccupazione. Sono importanti anche le misure che agevolano l'accesso al mercato del lavoro da parte di coloro che faticano a trovare un impiego e quelle che migliorano l'inserimento professionale degli stranieri residenti.

    L'impatto della libera circolazione sul mercato del lavoro è infatti assai differente a seconda delle regioni svizzere esaminate. Quelle di frontiera sono maggiormente toccate dall'inasprimento della concorrenza dei lavoratori provenienti da [PAGE 1585] oltre confine: Romandia e Ticino non solo hanno registrato un saldo netto migratorio maggiore rispetto alla Svizzera tedesca, bensì pure una crescita più forte dell'impiego di frontalieri.

    Questa maggiore vulnerabilità ed esposizione delle regioni di confine è seria, anche se non dev'essere drammatizzata. Tra il 2010 e il 2018 il tasso di occupazione delle persone tra i 15 e i 64 anni è infatti potuto crescere comunque in tutte e tre le grandi regioni linguistiche. Ticino e Svizzera romanda presentano però una disoccupazione strutturalmente più elevata, anche se a sud delle Alpi la situazione è leggermente migliorata rispetto al 2013, quando era stato registrato un marcato incremento dei disoccupati. La percentuale di salari bassi - inferiori cioè ai due terzi del salario mediano - sul totale degli attivi in Ticino tra il 2002 e il 2016 è diminuita dell'1,1 per cento per gli attivi domiciliati ed è cresciuta invece del 2,3 per cento per i frontalieri che rappresentano nel mio cantone il 27,8 per cento degli attivi nel 2018, con una crescita del 4,6 per cento dal 2010.

    È quindi incontestabile la necessità delle misure accompagnatorie adottate per prevenire gli abusi sul mercato del lavoro, misure che per altro dovrebbero essere sostenute in primo luogo dal partito che ha deciso di lanciare l'iniziativa e che invece le osteggia sistematicamente. Anche le regole per attuare la preferenza indigena nel mercato del lavoro sono entrate in vigore e contribuiscono ad attenuare gli effetti indesiderati della libera circolazione in quei settori in cui il tasso disoccupazione supera l'8 per cento.

    È così che si contrastano gli effetti problematici della libera circolazione e non già con una controproducente disdetta della libera circolazione, perché sarebbe come gettare il bimbo con l'acqua sporca. Una simile disdetta nuocerebbe prima di tutto alla nostra economia, impedendole di affrontare il processo di digitalizzazione e l'evoluzione demografica; inoltre destabilizzerebbe irrimediabilmente i nostri rapporti con l'Unione europea, mettendo sciaguratamente a repentaglio la via bilaterale, che è una via di successo, confermata ben tre volte dal popolo svizzero.

    Vi invito quindi a raccomandare di respingere questa iniziativa, seguendo la maggioranza.

  3. Redetext
    Schweiz

    Bei Artikel 12 Absätze 1 und 2 beantragen wir Ihnen ebenfalls, an der Fassung des Nationalrates festzuhalten, und wir beantragen, Absatz 3 zu streichen.

    Die Absätze 1 und 2 verbriefen wichtige, ja elementare Sorgfaltspflichten, die jeder Inhaber einer E-ID zu beachten hat. Eine E-ID ist nämlich persönlich und darf Dritten nicht [PAGE 1415] überlassen werden. Die Inhaber einer E-ID haben die nach den Umständen notwendigen und zumutbaren Massnahmen zu treffen, damit die E-ID nicht missbräuchlich verwendet werden kann. Diese Sorgfaltspflichten muss man verantwortungsbewussten Individuen auch zumuten können, liegen sie doch in deren ureigenem Interesse. Jeder hat ein grosses Interesse daran, dass seine E-ID nicht an Dritte weitergegeben wird und nicht Dritte mit deliktischen Absichten unter seinem Namen einkaufen und sonstige Geschäfte tätigen können. Auf die Delegationsnorm zugunsten des Bundesrates kann jedoch verzichtet werden, da sie sich bei einem Referendum als ein Stolperstein erweisen könnte, wenn man nicht von vornherein weiss, wie und mit welcher Strenge der Bundesrat die Sorgfaltspflichten der Inhaber einer E-ID in der Verordnung regeln wird.

    Ich bitte Sie also, auch hier die Mehrheit zu unterstützen.

  4. Redetext
    Schweiz

    Nein, ich habe nicht behauptet, dass die Anträge private Lösungen verbieten möchten. Ich habe nur gesagt, dass diese Anträge einfach das Subsidiaritätsprinzip ausschalten - und das klappt eben nicht.

  5. Redetext
    Schweiz

    Bei Artikel 10 Absatz 1 bittet Sie unsere Fraktion, der Mehrheit zu folgen und somit an der Fassung des Nationalrates und des Bundesrates festzuhalten. Demnach kann der Bund für den Fall, dass kein Identity Provider für die Ausstellung von E-ID der Sicherheitsniveaus "substanziell" oder "hoch" anerkannt ist, eine Verwaltungseinheit damit beauftragen, ein E-ID-System für diese Sicherheitsniveaus zu betreiben und E-ID auszustellen. Es geht dabei eben um eine subsidiäre Zuständigkeit des Bundes.

    Im Gegensatz dazu will nun der Ständerat dem Bundesrat die Möglichkeit einräumen, eine parallele und bedingungslose Aufgabe betreffend die Betreibung eines E-ID-Systems und die Ausstellung einer E-ID an eine Verwaltungseinheit zu delegieren. Die vom Bundesrat gewollte und vom Nationalrat bestätigte Aufgabenteilung würde somit aufgegeben. Wir erachten es als vorteilhaft, dass Private die Systeme entwickeln und Identity Provider werden können und das Fedpol hoheitliche Aufgaben im Zusammenhang mit den Personenidentifikationsdaten wahrnimmt. Es ist aus unserer Sicht höchst unerwünscht, dass der Bund in diese Rolle schlüpft und die Privaten, die bessere Lösungen anbieten können, konkurrenziert. In anderen Ländern hat die Erfahrung übrigens gezeigt, dass rein staatliche Lösungen nicht optimal und nur wenig erfolgreich sind, weil sie von der Wirtschaft einfach nicht genutzt werden. Staatliche Identifizierungsmittel sind nämlich oft nicht genügend flexibel und können sich nicht so schnell auf die sich ändernden Bedürfnisse und die neuen Technologien einstellen oder darauf reagieren. Letztlich hat uns der Staat in der Vergangenheit mit der Handhabung von IT-Systementwicklungen nicht überzeugen können, und seine Fehlleistungen haben den Steuerzahler auch ziemlich viel Geld gekostet.

    Folgen Sie deswegen bitte der Mehrheit.

Commembranzas(7)

Maletgs(1)

  • Versiun 1
    01.01.2025 – 31.12.2199

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