Risposta del CF / Ufficio

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Svizzera

1. Secondo le informazioni di cui dispone il Consiglio federale, non ci sono cittadini svizzeri detenuti nella prigione di al-Sina'a.

2. Il Consiglio federale ribadisce la sua decisione dell'8 marzo 2019 secondo la quale la Svizzera non intende adoperarsi attivamente per il rimpatrio di suoi cittadini adulti partiti per motivazioni legate al terrorismo. Secondo il Consiglio federale, nel caso del rimpatrio di minori è determinante l'interesse superiore del bambino. Il rimpatrio dei minori deve essere effettuato con il consenso esplicito delle autorità responsabili della protezione dell'infanzia (autorità cantonali e comunali nonché i genitori se detengono l'autorità parentale). Dopo il rientro in Svizzera di due bambine ginevrine, attualmente non sono previsti altri rimpatri. Per quanto riguarda il rispetto della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (CAT), varie fonti che hanno un accesso illimitato a questi luoghi riportano condizioni di detenzione estremamente dure.

3. Uno degli obiettivi del Consiglio federale è garantire che le persone con cittadinanza svizzera che si spostano per motivi legati al terrorismo non rimangano impunite. Per quanto possibile, il procedimento penale e l'esecuzione di qualsiasi condanna dovrebbero avvenire nello Stato in cui il crimine è stato commesso, in conformità con gli standard internazionali. La Svizzera può sostenere con mezzi adeguati l'istituzione di un tribunale speciale internazionale o l'avvio di un procedimento penale sul posto. Se non è possibile perseguirli nello Stato in cui sono stati commessi i crimini, la Svizzera è responsabile del perseguimento penale dei propri cittadini non appena questi tornano in Svizzera o si trovano in un Paese con cui la Svizzera può cooperare per mezzo dell'assistenza giudiziaria.

4. / 6. L'impegno della Svizzera in Siria poggia su tre pilastri. 1) La fornitura di aiuti umanitari e di aiuto allo sviluppo in tutta la regione colpita dalla crisi siriana; nel 2021 il contributo della Confederazione è stato pari a 60 milioni di franchi. La Svizzera è attiva in tutta la Siria, anche nel Nord-Est del Paese, in particolare nei settori della protezione della popolazione civile, dell'acqua, dell'igiene e dei servizi igienico-sanitari di base, dell'istruzione e dell'assistenza medica d'urgenza. Nei suoi interventi rispetta i principi umanitari, specialmente quelli della neutralità e dell'imparzialità. 2) La promozione del diritto internazionale, in particolare del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani. 3) Il sostegno al processo politico sotto l'egida dell'ONU e agli sforzi dell'inviato speciale del segretario generale dell'ONU per la Siria, Geir Pedersen. Le autorità federali dispongono dei contatti necessari per la difesa degli interessi svizzeri nella regione.

5. A livello globale, i tentativi di istituire un tribunale internazionale o ibrido sono finora falliti. L'ONU si concentra sull'acquisizione e sulla conservazione di prove che potrebbero essere utilizzate in futuri procedimenti penali. La Svizzera ha sostenuto in particolare la creazione di un meccanismo internazionale, imparziale e indipendente (IIIM) per raccogliere e conservare le prove. L'ONU ha istituito anche un team (UNITAD) incaricato di investigare sui crimini commessi dallo Stato Islamico in Iraq.

Risposta del Consiglio federale.

Dati: OpenParlData · CC BY 4.0