Affinché il visto biometrico non significhi la morte della Ginevra internazionale
(14.310)- Tipo
- Iniziativa cantonale
- Stato
- Liquidato
- Parlamento
- Svizzera
- Numero
- 14.310
- Inizio
- 15 apr 2014
- Fonte ufficiale
- Profilo ufficiale
- ID esterno
- 20140310
- Felix GutzwillerPLR.I Liberali Radicali
- Aussenpolitische Kommission SR
- Aussenpolitische Kommission NR
- Ständerat
- Non è dato seguitoConsiglio nazionale
- Liquidato
- Trattato dal Consiglio degli Stati
- Non ancora trattato dalla Camera
- Titolo dell'oggettoAffinché il visto biometrico non significhi la morte della Ginevra internazionale
- Testo depositato
Fondandosi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale, il cantone di Ginevra presenta la seguente iniziativa:
Il Gran consiglio della Repubblica e Cantone di Ginevra, considerando che:
- la Svizzera partecipa a numerosi negoziati internazionali;
- Ginevra ospita ogni anno migliaia di cittadini di tutti i Paesi del mondo che partecipano a svariate manifestazioni promosse dalle organizzazioni internazionali, soprattutto da quelle appartenenti alla famiglia delle Nazioni Unite;
- i passi necessari per ottenere un visto biometrico per entrare in Svizzera causano costi esorbitanti ad alcuni dei nostri visitatori e ai loro governi;
invita le autorità federali
a permettere ai cittadini di tutti i Paesi di ottenere il visto nel proprio Stato avvalendosi di tutte le strutture svizzere presenti sul territorio (ambasciate, consolati, rappresentanze onorarie, uffici della DSC) e di collaborare con tutti i Paesi dell'Unione europea che rilasciano anche il visto Schengen.
- Motivazione
La nuova politica estera della Svizzera, unita all'introduzione avvenuta quest'anno dei visti biometrici nello spazio europeo di Schengen, ha eretto una barriera a volte invalicabile per alcuni dei partner di lunga data del nostro Paese.
Vista la necessità di risparmiare e per esigenze d'efficacia (sic), il Dipartimento degli affari esteri ha istituito centri consolari regionali che, a partire da una città, gestiscono i servizi consolari per un gruppo di Paesi (strategia di politica estera 2012-2015. Rapporto sugli indirizzi strategici della politica estera per la legislatura).
Oltre ad aver chiuso numerosi consolati in tutto il mondo, la Svizzera ha concentrato e selezionato, tra le sue rappresentanze, i luoghi in cui sono rilasciati i visti biometrici.
Si è così giunti a situazioni paradossali, quali l'impossibilità di ottenere un visto per la Svizzera in numerosi Paesi definiti prioritari nelle azioni della Direzione dello sviluppo e della cooperazione svizzera (DSC).
I cittadini della Bolivia, del Mali, del Guatemala, del Togo, del Niger, dell'Uganda, del Ruanda, del Ciad, del Salvador, del Laos o della Palestina, per esempio, devono percorrere migliaia di chilometri e valicare un confine per ottenere un visto d'entrata in Svizzera.
In aprile gli organi e le associazioni della Federazione ginevrina di cooperazione hanno scritto al consigliere federale Didier Burkhalter chiedendogli che i visti possano essere nuovamente rilasciati in tutti i Paesi partner. A tutt'oggi non hanno ottenuto risposta.
Il fenomeno non riguarda unicamente qualche organizzazione non governativa (ONG) che lavora in collaborazione con i Paesi del Sud, ma comporta conseguenze di altro genere per Ginevra.
Quando membri di missioni o di governi, venuti ad assistere a conferenze delle Nazioni Unite, parlano di un atteggiamento ostile della Svizzera, questo diventa un segnale inquietante per Ginevra e la sua reputazione!
In effetti, quando una delegazione, oltre alle spese di soggiorno a Ginevra già esorbitanti per un Paese del Sud, deve sborsare oltre 1000 franchi a testa per ottenere un visto della durata di dieci giorni, tutto questo diventa davvero troppo, anche per un governo.
Per fare un esempio concreto: una persona che vive a Bamako deve presentarsi di persona a Dakar per ottenere un visto (Bamako dista da Dakar 1350 km). Per i più fortunati ciò significa: un biglietto aereo, tre o quattro notti in albergo, le spese di vitto e trasporto sul posto, per non parlare dei giorni lavorativi perduti. Il viaggio a Ginevra comincia a diventare piuttosto costoso. E non parliamo neppure di chi dispone di un reddito modesto e si era preparato da molto tempo a un viaggio a cui praticamente deve rinunciare perché il prezzo del visto corrisponde a un terzo del costo complessivo preventivato.
I rappresentanti dei Paesi del Sud continueranno a venire a Ginevra in occasione di conferenze o di altri eventi? O non preferiranno piuttosto andare in luoghi a loro più accessibili abbandonando la Ginevra internazionale e le sue organizzazioni?
Non si tratta quindi soltanto della perdita di qualche rappresentante, ma forse persino di organismi internazionali che sceglieranno altri luoghi più accessibili per le loro conferenze e addirittura per la loro sede.
Diventa dunque importante per la Svizzera trovare rapidamente soluzioni efficaci affinché i cittadini dei Paesi in cui in passato i visti venivano rilasciati, possano ottenerli nuovamente in modo appropriato.
I presunti risparmi, realizzati raggruppando in qualche luogo gli strumenti biometrici che consentono di realizzare i relativi visti, rischiano di diventare un autogol per quanto riguarda le relazioni internazionali. Questo nuovo modo di trattare le persone che desiderano venire a Ginevra e in Svizzera rappresenta un grave pericolo per la Ginevra internazionale.
Dati: OpenParlData · CC BY 4.0